Pic by Nastya Dulhiier

Chi di noi, anche solo per gioco, tra fine dicembre, inizio gennaio e/o durante l’anno, non è andato a curiosare l’oroscopo del proprio segno zodiacale? Una tradizione goliardica che, vissuta nella giusta prospettiva, ci concede di riflettere, anche solo brevemente, sullo stato dell’arte della nostra vita nelle sue tre dimensioni: lavoro, amore e salute.

Lo sapevate che 9 italiani su 10 leggono l’oroscopo,con un 3% di compulsivi, ovvero persone che si fanno pesantemente influenzare in ogni aspetto della vita“. Parola dello psichiatra Tonino Cantelmi, professore di Cyberpsicologia alla Università europea di Roma (Uer), che sull’argomento ha svolto varie ricerche (Fonte: Il Mattino).

Tra gli astrologi più famosi, c’è sicuramente Rob Brezsny dell’Internazionale, noto per lo stile non banale, a tratti criptico, ricco di citazioni e riferimenti letterari:

Avevo sempre disprezzato le rubriche di astrologia. Consideravo un abominio gli oroscopi dei giornali, banali e scritti male, tutti, senza alcuna eccezione. Incoraggiavano le persone a essere superstiziose e a trarre la conclusione, assolutamente sbagliata, che l’astrologia predica la predestinazione e nega il libero arbitrio.”

La sfida, per Brezsny, “consisteva nel trovare un modo di scrivere la sua rubrica di astrologia che non mi desse l’impressione di ingannare i lettori. Fu allora che decisi di diventare un poeta sotto mentite spoglie. Il mio primo oroscopo? Dove: nella toilette di un ristorante della catena Roy Rogers a Chapel Hill, in North Carolina. Quando: tanto tempo fa.…” (Fonte: Internazionale)

Indipendentemente dalla veridicità, dall’esattezza delle previsioni, leggere l’oroscopo può diventare un’occasione per pensare un po’ a noi stess* e per uscire dalla quotidianità, rigorosamente con il sorriso.

Maura Gancitano e Andrea Colamedici del progetto filosofico Tlon, infatti, hanno recentemente pubblicato una riflessione partendo da un concetto molto bello ideato proprio dall’astrologo Rob Brezsny e che ci auguriamo possa esservi utile: l'”imperfezionismo“. Serve a identificare quel tipo di persone che non si lascia sopraffare dall’ansia del perfezionismo e gode delle anomalie della vita.

Gli imperfezionisti sanno, con Borges, che soltanto insieme al disordine la simmetria trova il suo senso. In altre parole, sanno che “perfetto” significa “chiuso”, e cioè “che non lascia spazio” ad altri innesti.
E che, quindi, se vuoi divertirti davvero devi imparare ad amare l’imperfezione.

Gli imperfezionisti non escludono affatto la perfezione dalla loro vita. Semplicemente smettono di cercarla nelle azioni e nelle persone. Non costringono più il mondo ad entrare dentro le cornici: accettano che la penna dell’esistenza scriva anche (e soprattutto) fuori dai bordi.

Sentono la perfezione della Vita che si manifesta nella relazione tra le infinite imperfezioni. Cercano e generano la meraviglia degli “errori”. Diventa anche tu imperfezionista! Non serve essere perfetti per fare la differenza.

A volte basta un piccolo gesto per dare inizio a qualcosa di grande e le oltre 100mila iscrizioni alla Just The Woman I Am lo dimostrano!

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