schwa

Per consuetudine, nella lingua italiana si utilizza il plurale maschile per definire i termini collettivi e le pluralità miste contenenti uomini e donne. Anche nell’ambito delle professioni, ad esempio, la declinazione principale è sempre il maschile.

Negli anni, tale standard è stato messo in discussioni, si è sviluppata una riflessione sempre più profonda sul cd. linguaggio di genere, che ha portato inizialmente alla proposta, da parte della sociolinguista Vera Gheno, di utilizzo dell’asterisco “*” nei casi in cui ci fosse un gruppo eterogeneo di persone, invece del maschile. Tuttavia, l’impossibilità di pronunciare tale simbolo ha portato a una nuova soluzione: la lettera schwa < Ə > .

La < Ə > è presente nell’Alfabetico Fonetico Internazionale da fine Ottocento e rappresenta assomiglia all’insieme di a, e, i, o, u. È il suono più comune della lingua inglese, ma vanta lo stesso primato anche in numerosi dialetti meridionali: in inglese corrisponde alla “a” di about o alla “u” di survive, sopravvivere; i napoletani la usano nell’imprecazione mamm’t, nei dialetti del Centro Italia si usa alla fine delle parole, facendo diventare “sempre” semprə, “bello” bellə, etc…

Si tratta di una sorta di vocale intermedia, che l’Enciclopedia Treccani definisce come “un suono vocalico neutro, non arrotondato, senza accento o tono, di scarsa sonorità“.

Si pronuncia infatti tenendo la bocca rilassata, senza chiudere le labbra in modo particolare, ma lasciandole semiaperte, con un suono breve. Il simbolo che definisce la schwa < ə > è simile a una “e” rovesciata ma può ricordare anche la lettera “a” in stampatello.

Recentemente, è quindi nata l’idea di utilizzare la schwa anche nella lingua italiana, almeno in forma scritta, per indicare i termini collettivi, in modo così da eliminare la predominanza maschile nel linguaggio.

In particolare, ha fatto notizia qualche giorno fa, la scelta del comune di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, di iniziare a utilizzare la schwa < ə > nell’ambito della propria attività di comunicazione istituzionale. Nel post pubblicato su Facebook lo scroso 5 aprile  si legge che «A partire da mercoledì #7aprile moltǝ nostrǝ bambinǝ e ragazzǝ potranno tornare in classe!», invece di «molti nostri bambini e ragazzi». L’iniziativa del comune emiliano rappresenta, per alcuni, un primo passo verso un’evoluzione inclusiva della nostra lingua.

La ricerca di un neutro autentico al posto del maschile, che è considerato lo standard neutro nella lingua italiana riflette dunque la necessità sempre più condivisa di ripensare i paradigmi dominanti del nostro linguaggio.

Voi che ne pensate?

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