Intervista a Fernanda Cervetti, magistrato, giornalista, presidente del M.A.G.E.D. (Magistrati, avvocati, giuriste europee donne) e membro dell’I.A.W.J. (International Association Women Judges)
1) Ci può raccontare le sfide che, in quanto donna, si trova ad affrontare quotidianamente?
Contemperare il lavoro e la famiglia è sempre stata la sfida che mi sono trovata ad affrontare, per la delicatezza ed assorbenza delle funzioni giudiziarie. A questo, si sono aggiunti gli interessi di sempre : scrivere in materia giuridica ed essere di ausilio alle altre donne in questa materia, per consentire a tutte un accesso equo alla giustizia. Il mio impegno si è allargato in campo internazionale, attraverso l’adesione fattiva all’International Association Women Judges, di cui sono stata anche Segretaria e Responsabile per l’Europa. Non basta essere donna ed avere un’attività di prestigio, se non si offre e condivide la propria esperienza con gli altri.
2) Esistono delle differenze sostanziali o delle peculiarità nel modo di affrontare la sua professione rispetto ai colleghi? Quali sono i pro e i contro di essere una donna?
L’approccio al tema giustizia degli uomini e delle donne è connotato da una diversa sensibilità, per l’attitudine della donna a valorizzare i temi sociali, l’importanza della famiglia e la tutela dei minori. Le peculiarità della donna nel campo della giustizia sono, in larga misura, l’attitudine a mediare e l’equilibrio nel giudicare, cui si aggiunge, come nel mio caso, la severità rispetto ai comportamenti antisociali e un’attenzione particolare ai bambini. E’ questo il motivo per cui mi sono occupata, con campagne dedicate ai più giovani, alla sicurezza nelle scuole e nei momenti ludici e sport. E’ importante che le donne non cerchino di omologare il proprio comportamento a modelli maschili, ma mantengano la propria personalità di donne: l’altra metà del cielo.
3) Torino Donna ha anche come obiettivo quello di farsi veicolo di cultura per la prevenzione e l’eliminazione della violenza di genere. Quali sono a suo avviso i passi da compiere, a livello sociale, per il raggiungimento di questo ambizioso obiettivo?
Occorre modificare gli stereotipi comuni della donna/oggetto, attraverso campagne di sensibilizzazione nelle scuole e nelle famiglie. Educare i genitori per educare i figli deve essere un obiettivo prioritario cui deve aggiungersi l’incentivazione dei media alla comunicazione positiva sui valori da perseguire. Solo così si possono superare le discriminazioni tuttora esistenti. La violenza sulle donne è frutto di un distorto concetto di possesso, troppo spesso veicolato da immagini e comportamenti negativi, esaltati dai mezzi di comunicazione e non sufficientemente stigmatizzati dalla collettività.
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