Intervista all’Onorevole Francesca Bonomo
1) Che donna è nella vita quotidiana e quali sono le difficoltà che, in quanto donna, si trova ad affrontare?
Sono una donna sensibile e curiosa. Queste due caratteristiche mi hanno sempre portato ad avere un’attenzione particolare alle persone più deboli ed emarginate e la voglia di mettermi in gioco sempre in nuove sfide che possano essere utili al bene comune e uno stimolo alla mia crescita personale e professionale. Le maggiori difficoltà sono sicuramente nel conciliare i tempi di lavoro con quelli di vita familiare e personale, pur nel privilegio di sedere in Parlamento. Poi, come tante altre donne, lavoro in un ambiente tradizionalmente riservato agli uomini, dove le proporzioni ci vedono ancora in minoranza, seppur molto attenuata rispetto al passato. Retaggio di una vecchia cultura è che spesso una donna deve dimostrare il proprio valore più di quanto non debba fare un uomo. Come dover ricominciare ogni volta da zero.
2) Torino Donna ha come obiettivo quello di far sì che lo sport universitario sia in prima linea al fine di comunicare i propri valori formativi, strumento di prevenzione e salvaguardia della salute dell’individuo e soprattutto di sensibilizzare l’opinione pubblica, come veicolo di cultura a sostegno dell’eliminazione della violenza di genere. Cosa ne pensa di questo evento?
Sui temi della lotta contro gli stereotipi e per i diritti, dell’educazione alla parità e al rispetto tra i generi si giocano il futuro e la modernità del nostro paese. I numeri e le storie di violenza contro le donne, purtroppo, ci dicono che c’è ancora tanto lavoro da fare. Per questo credo che iniziative come quella di Torino Donna siano fondamentali, perché gli ostacoli da superare sono innanzitutto di natura culturale: senza una presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica, i provvedimenti legislativi restano lettera morta. In questo senso lo sport – quello universitario in particolare – è un veicolo fortissimo, perché stimola i giovani a confrontarsi con se stessi e con gli altri.
3) Nel mese di novembre 2015, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è nata la Nazionale parlamentare femminile di calcio. Una bellissima iniziativa, ci può raccontare il progetto?
Ho aderito con entusiasmo all’idea di costituire questa squadra, che è nata su proposta delle colleghe Lia Quartapelle e Laura Coccia e che ha preso vita grazie al coinvolgimento di tante parlamentari di ogni schieramento politico. Abbiamo fatto un primo tentativo informale aderendo lo scorso anno a un torneo di calcio contro la violenza sulle donne, abbiamo registrato l’interesse e il valore comunicativo di questo strumento – oltre che sfruttato l’occasione per divertirci – e allora abbiamo deciso di “scendere in campo”. La scelta del calcio femminile non è casuale: nel nostro paese è ancora lo sport maschile per eccellenza e, a differenza di altre nazioni come USA, Germania, Inghilterra, le donne di questo sport continuano incontrare difficoltà ed ostacoli che sono innanzitutto di natura culturale. Il 2015 è stato un anno particolare per il calcio femminile, oggetto di discriminazioni sessiste, per questo abbiamo deciso che fosse il momento di impegnarci in prima persona, per dare un forte segnale alle giovani donne appassionate di questo sport e per sensibilizzare tutta l’opinione pubblica sui temi legati alla violenza e alle discriminazioni di genere. Sono molto contenta di essere riuscita a creare una sinergia tra due realtà così affini, nello spirito e negli obiettivi, come Torino Donna e la Nazionale parlamentari femminile.
4) Lo sport quindi come veicolo di cultura e formazione. Quale attività sportiva predilige?
Alle scuole superiori ho amato l’atletica leggera, uno sport dove ci si confronta con se stessi e non con un avversario, imparando a sfidare i propri limiti e la fatica fisica. Ho fatto anche nuoto e danza e mi è sempre piaciuto correre; insomma, ero una discreta sportiva, prima di diventare parlamentare… oggi un disastro! Scherzi a parte, lo sport è sempre un grande alleato; anche se non ho più molto tempo resta sempre un momento per recuperare il contatto con me stessa, per sfogare le tensioni e uscire dalla frenesia del quotidiano.
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