Anna Sole Marta è Psicologa e Psicoterapeuta in ambito clinico e in ambito sportivo. Considera lo sport un ausilio essenziale per il benessere di ognuno, per avere cura del fisico ma ancora più delle emozioni, anche nelle situazioni più difficili come possono essere le problematiche di tipo oncologico.
“MI PRENDO CURA DI ME”: ATTIVITA’ SPORTIVA E ONCOLOGIA
INTRODUZIONE
“La cosa che sentivo più importante era che dovevo avere la capacità di conservare la mia energia mentale, dovevo saper continuare a sostenerla, senza mai lasciarmi smontare dalle difficoltà e, soprattutto, non piegarmi – per pigrizia o rinuncia o stanchezza psicologica – a ciò che ora mi sembrava impossibile e probabilmente non lo era. Non dovevo cedere.”
In “55 vasche” Mimmo Candito, giornalista della Stampa e reporter di guerra ci ha permesso di immergerci in quella che per lui è una battaglia senza mezzi termini, una lotta dove ha avuto modo di affermare la sua volontà, la sua determinazione e la sua “forza dentro”. Quella riportata è stata la sua reazione ad una diagnosi di tumore definito inasportabile e a cui non c’erano speranze di sopravviverne, secondo le parole dell’oncologo che lo aveva in cura.
ATTIVITA’ FISICA E RICERCHE
L’attività fisica va a migliorare la qualità di vita sempre, prima e dopo una diagnosi di cancro e chi conduce una vita attiva sta meglio. Dopo una diagnosi di tumore muoversi aiuta ad affrontare l’impatto della malattia, la paura, l’ignoto. Permette di fronteggiare con più energia gli effetti delle terapie sul proprio corpo.
Studi sull’argomento hanno dimostrato quanto 150 minuti settimanali di attività fisica in persone in trattamento oncologico si associno ad una riduzione del 50% di probabilità del ripresentarsi di problematiche di tipo metastatico così come di mortalità (Sternfeld, Weltzien, Quesenberry, 2009). Dagli studi di un’altra ricerca (Lahart, Metsios, Nevill, Razzaq Carmichael, 2015) è emerso quanto svolgere attività motoria dopo una diagnosi di tumore sia associato ad un aumento di sopravvivenza del 34% oltre ad una riduzione dell’insorgenza di metastasi del 24% rispetto a chi conduce una vita sedentaria.
BENEFICI
Fare movimento ha effetti potenti sul fisico: va a ridurre il tasso di estrogeni circolanti, aumenta il metabolismo con conseguente riduzione del peso corporeo, modifica i livelli dell’insulina e di alcune molecole responsabili dell’infiammazione e dell’ossidazione tissutale. Praticare sport va a modificare il rapporto con la fatica: almeno mezz’ora di sport tutti i giorni o quasi permette di sentire meno la stanchezza e il senso di indebolimento conseguenti ai trattamenti ed aumenta il livello di autonomia nella vita quotidiana. Porta ad affrontare con coraggio le cure tumorali, anche quelle più aggressive per l’organismo. Muoversi va a ridurre lo sviluppo di altre problematiche di tipo cronico quali patologie cardiocircolatorie e diabete.
Ma soprattutto, e questo è fondamentale, dal punto di vista psicologico chi pratica sport riacquista fiducia nel proprio corpo ed è più forte, sa che ce la può fare. Sente che può reagire ai trattamenti invasivi a cui è sottoposto. Mezz’ora di walking o di nuoto permettono di riconnettersi con il proprio corpo, di sentire la sua energia e le sensazioni che trasmette, è un modo di averne cura, di coccolarlo, di permettergli di stare bene.
Calzare le scarpe da corsa e uscire di casa significa essere combattivi, nonostante quello che la vita ha messo davanti. Mettere il costume e la cuffia e tuffarsi in acqua significa permettere al fisico di creare quelle energie positive che lo sport sa dare, significa permettere alle tensioni di liberarsi e sciogliersi in acqua. Anche solo per mezz’ora ma l’energia creata da quella mezz’ora sarà determinante per affrontare con più forza e coraggio il seguito.
“… Ora sapevo di nuovo che l’energia della volontà sa travolgere ogni impedimento, che, se vuoi davvero, non ti è impossibile nulla. E uno-due, respiro, uno-due, respiro, la bracciata lunga, il fiato rilassato, le gambe battevano il crawl come un piccolo motore, e via un’altra vasca e va un’altra ancora. Arrivai a venticinque vasche che davvero volevo mangiarmi il mondo. Ebbi un attimo, ma appena un attimo, di incertezza, in dubbio se fermarmi ora che avevo raggiunto il mio obiettivo. Poi dissi a me stesso: ora fagli vedere tu, al tumore, chi sei, e fagli capire quello che dovrà subire da te se pretenderà di batterti. Lo dissi quasi parlando, come se non stessi dentro l’acqua, tanta era la forza, il vigore, l’energia vitale che sentivo dentro di me. Ventisei, ventisette, ventotto, ero una macchina furiosa, un motore a pistoni che macina lo spazio e il tempo. Poi quaranta, poi cinquanta, e non mi fermavo ancora, poi 51, 52, 53… Decisi che a 55 poteva bastare. E quando contai 55 mi arrampicai su per la scaletta, e guardai l’orologio al polso: avevo nuotato per un’ora e cinque minuti. Mi sentii quel Gregorio guardiano del Pretorio che c’aveva ddu metri de torace nella televisione di Carosello, al tempo della mia adolescenza: il mondo era nelle mie mani…”
Energia e fiducia, fiducia e energia: queste parole di Candito racchiudono tutto quello che desidero trasmettere e molto di più.
Se consideriamo una donna che è stata operata al seno l’aspetto più importante è permetterle, oltre alle cure, di ri-entrare in contatto con la propria immagine corporea e con la propria femminilità, di accettare quello che le è avvenuto e di avere ancora più cura del suo fisico. E’ fondamentale un lavoro di supporto psicologico dedicato alle sue emozioni, alle paure, un tempo specifico su come accettare il presente e riprogettare in modo nuovo il futuro. Ma è anche fondamentale permettere alle sue energie e paure represse di liberarsi e scaricarsi per uscirne più energica e più forte.
Prendere l’abitudine di svolgere attività sportiva rafforza la fiducia nelle proprie capacità. La sensazione di benessere legata al movimento diventa una necessità, come il desiderio di prendere il caffè la mattina. Uscire tutti i giorni a fare una camminata significa allenare la propria perseveranza: anche quando piove, anche quando il tempo a disposizione è veramente poco, anche quando non se ne ha proprio voglia. Perchè fa stare bene. Perché rilassa. Perchè libera da quella massa di pensieri invadenti e che a volte bloccano il respiro e la fiducia in qualsiasi miglioramento. Il ripetere un comportamento giorno dopo giorno lo trasforma in un’abitudine: i primi giorni è faticoso da portare a termine ma se si resiste poi diventa parte della quotidianità. Perché muoversi aiuta, e questo è un altro aspetto fondamentale, ad accettare quello che sta avvenendo. Ad accettare la malattia. A trasformare il desiderio di combattere questo qualcosa che c’è dentro il proprio corpo in un desiderio di comprensione, in un voler capire perché c’è e che cosa ci vuole dire. Quali aspetti della propria vita si sono trascurati fino a quel momento e che cosa ci chiede di cambiare per stare meglio. Da questo punto di vista oltre allo sport rivelano tutta la loro utilità le tecniche legate alla meditazione e al rilassamento, con cui si permette al corpo e alla mente di rallentare e di imparare a stare con quello che c’è, con cura e attenzione.
Praticare sport con costanza è raggiungere ogni giorno dei piccoli traguardi che vanno ad influire positivamente su tutto il ciclo di vita: chi inizia a svolgere attività fisica quasi sempre tende ad adottare altri comportamenti salutari, quali mangiare in maniera più equilibrata, limitare l’alcool, eliminare il fumo con tutte le conseguenze positive che ne conseguono. Conseguenze positive che si allargano anche a chi è intorno, alla famiglia e alle persone care che vedono un progressivo miglioramento.
Non solo: il senso di autostima e di fiducia aumentano andando a contrastare la sensazione di impotenza che da una diagnosi di cancro. Si sviluppa la resilienza ovvero la capacità di affrontare le avversità e di riprogettare in modo evolutivo la propria vita. Condizioni avverse che si trasformano in aspetti incentivanti per aumentare la propria resistenza interiore e la tenacia. E’ stato svolto uno studio presso l’Università dell’Illinois (Olson, Mullen, Rogers, 2014) su persone in cura per tumore e che vivono in ambienti rurali, dunque in posizione svantaggiosa per raggiungere strutture sportive e attività di gruppo organizzate. Dai risultati della ricerca è emerso come coloro che avevano una ferma convinzione nelle loro capacità abbiano trovato il modo di praticare attività motoria comunque, nonostante le limitazioni e le condizioni a livello ambientale e organizzativo. Gli individui che credevano nelle loro motivazioni hanno perseverato affrontando situazioni avverse quali cattive condizioni meteo, mancanza di motivazione, distanza delle strutture sportive e limitazioni di tempo. Il loro livello di self efficacy ha avuto possibilità di rafforzarsi proprio grazie alle avversità: andare oltre le barriere strutturali che erano di impedimento a svolgere attività sportiva ne ha alterato la loro percezione stessa, trasformandole in ulteriori sfide da superare.
Sono innumerevoli i progetti in Italia e nel mondo che stimolano e promuovono l’ausilio dell’attività sportiva in ambito oncologico: nordic e fit walking, yoga e rilassamento, ginnastica, acqua gym, nuoto, danza, tutte attività motorie in grado di stimolare la forza e la resistenza, di creare un influsso positivo sul sistema immunitario e di fare riscoprire il piacere e il divertimento. La scelta di un’attività motoria di gruppo permette di divertirsi insieme, di lasciare i pensieri e le paure a casa e di fare nuove conoscenze: ne è un ottimo esempio la nostra squadra di Dragonette di Torino di Dragon Boat. E’ una disciplina sportiva diffusa in tutto il mondo che si svolge su imbarcazioni standard lunghe 12,66 metri e con la coda e la testa a forma di dragone sospinte da 20 atlete (10 a destra e dieci a sinistra) e con pagaie simili a quelle della canoa canadese. In Italia le squadre sono una quindicina e considerati gli effetti positivi e di potenziamento del benessere delle partecipanti sono in continuo aumento.
Correte, pagaiate, camminate, ballate, pedalate, nuotate… E tornando alla nostra corsa “Just the woman I am” ci vediamo tutte in partenza il 6 marzo in Piazza San Carlo a Torino!
Anna Sole Marta
Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport, Responsabile Psicologia dello Sport presso il Centro di Medicina Preventiva e dello Sport – Università di Torino, collaboratrice del Centro Universitario Sportivo CUS Torino
PROGETTO: viene posto questo invito a tutte le donne che correranno la gara del 6 marzo, in particolare alle più tenaci che sono o sono state in cura per problematiche tumorali. Chi di loro desidera condividere che cosa lo sport abbia significato nel proprio percorso di cura e in che modo le abbia aiutato ad essere più forti e combattive l’invito è scrivere un racconto da inviare alla psicologa dott.ssa Marta. L’obiettivo è pubblicare queste esperienze e trasformarle in uno stimolo a far mettere le scarpette da corsa a quante più donne, in terapia oncologica e non solo. Per il loro benessere.
Per maggiori informazioni e per l’invio dei racconti:
Dott.ssa Anna Sole MARTA
[email protected] – mobile: +39 340 60 40 179